La storia

Legno e pavimenti in legno

L'uso del legno appartiene alle più antiche abitudini di costruzione; Egizi e vichinghi, per esempio, iniziarono fin dal 3000 avanti Cristo a costruire i primi tavolati per proteggersi dal gelo e dagli insetti, ma anche nella Francia del nord si impiegavano rovere e ulivo per realizzare i pavimenti nel XII e XIII secolo, mentre nel XIV secolo - sempre in Francia - due strati di legno, l'uno come supporto e l'altro come rivestimento, venivano stesi su chalet e vecchie case.
Guerre, incendi e abbattimenti di costruzioni, ma anche il logorio naturale e fisiologico, sono le cause della distruzione delle vecchie applicazioni sui pavimenti del legno, successivo a terra battuta e pietra ma antecedente al marmo.

Il primo attestato significativo del legno utilizzato nei pavimenti è del X secolo avanti Cristo, vedi le descrizioni pittoriche della vita di re Salomone ed è nell'antica Roma che vennero sperimentate la posa del legno a "spina di pesce" e la metodologia di ottenimento dei listoni in legno derivanti dal tavolame degli alberi segati. Verso la fine del Medioevo prese il via in Scandinavia e in Inghilterra l'abitudine di accostare specie legnose di diverso tipo e colore per configurare un determinato schema. Tuttavia, la posa del primo parquet risalirebbe storicamente al 1534, su indicazione dell'architetto Jules Menard e alla corte di re Francesco I.Ancora la Francia riesce a fare storia quando compaiono essenze diverse come noce, ciliegio e faggio e disegni altrettanto svariati, ma ben presto anche nei castelli e palazzi gentilizi del resto d'Europa comincia a prevalere la cultura del rivestimento in legno.
Alla fine del XVII secolo il parquet è oramai divenuto una moda per le abitazioni di lusso e la materia prima si chiama rovere, faggio, acero, noce, castagno e ciliegio.
Fra le realizzazioni più significative vi sono in Piemonte il palazzo Madama di Torino e la palazzina di Caccia di Stupinigi, ma il parquet spopola anche in Europa: assai famosa la pavimentazione del castello di Versailles (non a caso, da esso deriva il nome del celere disegno a intarsio) e di palazzi e ville di San Pietroburgo, in Russia.
Nella seconda metà sempre del XVII secolo è in auge la tecnica appena ricordata dell'intarsio, mediante l'uso di legni rari e pregiati.

Parquet è una parola conosciuta in tutto il mondo perché ha un significato universale, ma la sua origine è davvero singolare. Parquet deriva infatti da "parc", cioè "parco", vocabolo del quale costituiva all'inizio un diminutivo; poi però, come spesso accade, il termine è stato trasferito fino a indicare uno spazio determinato nel quale si tenevano sedute e convegni; anche la sala di Luigi XIV era chiamata "parquet" e siccome il rivestimento in terra era in legno, con il tempo questo vocabolo è arrivato appunto a definire il pavimento in legno o con listelli di legno.
E già dal XVII, così come si usa fare oggi anche nel gergo del giornalismo sportivo, il fondo del campo in cui si gioca a pallacanestro è chiamato "parquet". E di "parquet" sotto il profilo virtuale si parla fin da quando l'uomo si rese conto che il legno possedeva indubbie proprietà e qualità per soddisfare i suoi legittimi bisogni, essendo un eccellente isolante termico che mantiene fresco l'ambiente d'estate e caldo durante il periodo invernale.

Il legno come elemento per il rivestimento dei pavimenti è da sempre un fatto di cultura anche in Giappone e in estremo Oriente, con ricorso a materiali di pregio e applicazione di tecniche particolari, che però fino al secolo scorso non erano alla portata di tutti. E proprio nel secolo scorso entrano in scena i parquet tradizionali a maschio e femmina (quelli di oggi), mentre ai legni europei si sono aggiunti quelli africani, sudamericani e del sud-est asiatico. In Italia, il parquet approda fino al XIX secolo in Piemonte, in Lombardia e soprattutto nel nord-est, ossia nei territori che oggi politicamente corrispondono a Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Durante il periodo fascista, abbandona la dicitura alla francese per essere italianizzato con il termine "tassellato".

Un capitolo speciale riguarda un parchettificio che, sorto alla fine sempre del XIX secolo a Pestrane - nei pressi della cittadina slovena di Postumia, famosa per le sue grotte e allora in terra italiana - fu costretto durante l'ultima guerra a trasferirsi nel Veronese, dove ancora è presente con la denominazione originale.

Prima degli anni '50, imperava il solo prodotto classico "maschio e femmina", che veniva posato sulla sabbia, su magatelli affogati nel sottofondo o su listelli galleggianti: lo spessore era di 17 e 22 millimetri, ma vi era anche quello da 11 millimetri, detto anche "sovrapponibile" e sistemato su vecchi pavimenti di larice o abete. Le specie legnose impiegate erano quelle locali: larice, abete e pino fra le conifere (il cipresso in Appennino); rovere e faggio crudo o vaporizzato fra le latifoglie e altre specie quali frassino, acero, ciliegio, melo e pero.
Negli anni '50, infine, si passa in Italia al lamellare da 8 millimetri, per giungere al completamento delle tipologie attuali, comprendenti anche il "lamparquet" da 10 millimetri, il listoncino da 14 millimetri, l'industriale a lamelle o cubetti e lo stratificato nelle varie forme e spessori.

Versailles